domenica 27 novembre 2016

Racconti Fantastici

Titolo: Racconti Fantastici
Autore: Edgar Allan Poe
Editore: Rusconi libri
Genere: raccolta di racconti
Pagine: 320

L'opera:
In questa raccolta viene espresso molto dell'universo fantastico creato dall'immaginazione di Poe. Situazioni grottesche e surreali si affiancano a racconti ironici e beffardi senza dimenticare quel pizzico di terrore che contraddistingue questo autore. Donne terribili, bellissime e pericolose, creature misteriose e pestilenze dilaganti sono assoluti protagonisti di questa incredibile raccolta. 

Edgar Allan Poe (1809-1849) 
Scrittore nordamericano, di temperamento ribelle e instabile. Grande protagonista nella formulazione della nuova estetica del decadentismo e del simbolismo, a sostegno della tesi dell'assoluta autonomia dell'arte. Morì a soli quarant'anni in preda ad una delirante ubriacatura.  (fonte editore)

Il mio commento:
In agosto ho completato la lettura di Hyperion, libro che ho trovato significativo ma al contempo impegnativo.
Al che, visto che qualcosa da leggere mi ci vuole sempre, e considerando che mio fratello mi aveva regalato questo libro giusto un paio di mesi prima, mi son cimentato con questa raccolta di racconti. L'idea era di avventurarmi in una lettura più easy, ma di buon livello considerando il fatto che quando si parla di Poe si parla comunque di un pilastro della letteratura.
Ordunque, lo confesso, mi sbagliavo. 
Invero, è stata una lettura ostica. 
Soddisfacente, strutturata, interessante, ma ostica.
A dire il vero, tratto in inganno dal titolo della raccolta e dall'immagine in copertina, ossia Liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo (per altro vista a inizio anno proprio agli Uffizi, un'opera che mi aveva colpito e mi era rimasta impressa sia per il soggetto che per la fantasia che per la resa della trasparenza dell'acqua), figurandomi qualcosa di più fantasioso e meno "pesante".
Comunque sia, in primis, ho apprezzato le note relative alla biografia dell'autore, utile per conoscerlo e inquadrarlo, facilitando la comprensione dei racconti o aiutando il lettore nel contestualizzare certe scelte ricorrenti soprattutto in termini di presenze femminili e ossessioni.
Quello che risulta evidente, mano a mano che si affronta la lettura di quest'opera, è la cultura e la padronanza che possedeva Poe. Indubbiamente un autore con la A maiuscola, capace di sciorinare riferimenti e citazioni che spaziano dalla storia alla letteratura e in lingue diverse (latino, greco, francese...).Tutti elementi che impreziosiscono e al contempo appesantiscono la fruizione del testo per via delle numerose note cui si viene rimandati, pena la comprensione. E' fondamentalmente un autore colto, che richiede una certa concentrazione e disponibilità da parte del pubblico che si avvicina ai suoi testi. Testi che, pur presentando spesso elementi "spassosi" o grotteschi, sono per lo più accompagnati da un'atmosfera e da un'aura pesante, cupa. Qualcosa che deriva dal lessico, dai periodi complessi, dal dialogo che spesso cerca di instaurare narrando e descrivendo in prima persona, come a voler testimoniare - quindi rendendo più autorevole e forte e "sincera" la trasmissione - più che a mostrare estraniandosi/ci dal racconto.

sabato 19 novembre 2016

Man of Tai Chi

Titolo: Man of Tai Chi
Regia: Keanu Reeves
Anno: 2013
Genere: azione, arti marziali
Cast: Keanu Reeves, Tiger Hu Chen, Karen Mok, Simon Yam, Hai Yu

La trama in breve:
A Pechino, il giovane ambizioso "Tiger" Chen Lin-Hu lavora come corriere ma, nelle ore libere, si trasforma in un combattente di arti marziali che, perfezionando l'antica arte dei tai chi, è riuscito a farsi un nome nel prestigoso campionato Wulin Wang. A Hong Kong, invece, l'investigatrice Suen Jing-Si, che lavora per un'unità anti criminalità organizzata, è sulle tracce di Donaka Mark, potente uomo d'affari che gestisce un giro di combattimenti illegali. Alla ricerca di nuovi combattenti, Donaka riesce ad attirare Tiger con la promessa di soldi facili, facendo emergere il suo lato più oscuro. Incapace di sfruttare a pieno le possibilità date dalla sua forza e dalla sua maestria, Tiger alla fine accetta di collaborare con Jing-si per provare a mettere Donaka fuori dai giochi. (fonte filmtv)

Il mio commento:
Ho recentemente avuto l'occasione di guardare questo Man of Tai Chi, opera d'esordio alla regia per Keanu Reeves e dedicato al mondo delle arti marziali. Un mondo che mi appassiona e verso il quale nutro interesse,
Orbene, dopo averlo visto, se dovessi dare un responso sarebbe "NI" meno.
Di suo, non è un capolavoro, ecco.
Pensavo però fosse qualcosa tipo Undisputed 2, prodotto di nicchia, semplice, che comunque mi ha regalato discrete soddisfazioni.

Mo mi metto comodo e mi vedo l'anteprima del film che ho creato...
A livello di trama, in Man of Tai Chi non siamo dinnanzi a niente di particolarmente complesso o nuovo. Pure le indagini e gli sforzi della polizia nei confronti di Donaka risultano poco significativi, seppur necessari a garantire un po' di varietà ed evoluzione nell'intreccio. C'è poi la recitazione, piatta, e non ci sono eventi tali da coinvolgere o impegnare più di tanto lo spettatore che, a tratti, può essere colto da noia.
Ci sono tanti combattimenti, questo sì, tante belle coreografie e richiami a film sulle arti marziali, sia quelli classici degli anni '70 che quelli legati a star più recenti come Van Damme (tipo Lionhart, recentemente visto su Rai 4, se non erro).
Apprezzata anche la parte di Keanu Reeves nei panni del cattivone, e apprezzata anche la dinamica fisicità del capelluto Tiger Chen ... però a parte questo non c'è molto altro da dire, secondo me.
Il film procede su due livelli, questo magari posso dirlo va. Da un lato ci sono i combattimenti, fisici e viuuulenti, a cui prende parte il protagonista del film, sia quelli del torneo cui partecipa per pubblicizzare la propria arte che quelli clandestini organizzati per i clienti di Donaka (evidentemente stanchi del porno); dall'altro c'è il cambiamento in atto proprio nello stesso protagonista che, come un po' suggerisce l'immagine del Tao, accoglie dentro di sé forze opposte. 
C'è il Tai chi, la parte (apparentemente) più mite e morbida delle arti marziali, l'aspetto filosofico, l'invito alla meditazione e all'umiltà, rappresentata anche dal maestro Yang e dal suo modo di fare e vivere (lontano da tutti, dagli agi, dai vizi, dalla ricchezza...). Tutto questo associabile al colore bianco.
Rifletti Tiger, e pensa agli insegnamenti del maestro...

...uhm....forse ricordi male...o facevate cose perverse

All'angolo opposto c'è invece il nero, rappresentato dal ricchissimo Donaka, uomo senza scrupoli, che cerca di portare Tiger verso la brutalità e gli aspetti più cruenti delle arti marziali.
Il dipanarsi quindi tra due mondi, quello ordinario e quello degli incontri clandestini, porterà una forte spinta al cambiamento in Tiger Chen, facendolo deviare dalla retta via e rendendolo un combattente spietato...beh, quasi....infatti verso la fine del film comprende di star cedendo al lato oscuro e cerca di ravvedersi, sconfiggendo il cattivone di turno e imparando qualcosa di molto simile all'hado di Street Fighter.
Uno degli aspetti interessanti - forse l'unico - è rappresentato dal Tai Chi o, comunque, dell'arte marziale proposta. Che il Tai Chi, se fatto in un certo modo, per cui con velocità e forza esplosiva, possa risultare devastante mi è chiaro e ne sono consapevole. Però che tutto quello proposto da Tiger Chen nella pellicola di Keanu Reeves sia da considerarsi SOLO Tai Chi mi pare eccessivo...decisamente. Per dire, c'è una scena in cui il maestro di Tiger (tra parentesi, va davvero forte quella scuola...praticamente hanno 1 solo allievo...) cerca di "domarlo" con la lancia, in modo che lui possa sfogare il furore e l'energia che sente dentro di sé. Ecco: spacciare quella sequenza come qualcosa Tai Chi mi perplime assai e assai, soprattutto considerando la facilità con cui su youtube si possano trovare sequenze simili classificate sotto "wushu moderno". 
Motivo per cui credo che la scelta di titolo e arte marziale sia solo un pretesto per giocare con la "mutazione" del protagonista che, pur sembrando gracile e mansueto, è in realtà capace di colpi letali e di movenze acrobatiche. Cambiamenti e comportamenti che oltre a riflettersi nel protagonista sono anche sottolineati dalle location, con un ritorno al "vero" Tai Chi nello scontro finale, tenutosi al tempio, lontano da fasti, chiasso ed eccessi ma in una dimensione più povera, intima e autentica.

Ma pensa te che coincidenza: giusto ieri parlavo con uno
della possibilità di partecipare a incontri clandestini e fare
un mucchio di soldi e oggi, che caso, ci arriva il conto
per la restaurazione del tempio... 

"Io combatto per guadagnare soldi per il tempio! E tu?"
"Io ... aspetta...forse ho solo sbagliato porta...non era
qui per i massaggi?"
Nel complesso, comunque, rimane un film dimenticabile, uno dei classici spettacoli che ti accompagna alla tv per qualche ora ma senza convincere né appassionare fino in fondo. 
Il che, tra l'altro, spiega il poco successo recimolato da questa produzione nonostante la presenza di parte dello staff che, in Matrix, si è occupato delle coreografie marziali, le stesse che hanno dettato nuovi riferimenti per le scene d'azione dal 2000 in avanti. 
Peccato :-(


domenica 13 novembre 2016

Dr Strange

Titolo: Dr Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Genere: azione, supereroi
Cast: Con Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Mads Mikkelsen, Rachel McAdams, Tilda Swinton, Michael Stuhlbarg, Scott Adkins, Amy Landecker, Tony Paul West, Pezhmaan Alinia

La trama in breve:
Stephen Strange è un neurochirurgo dal talento straordinario e dall'ego smisurato. Incapace di accontentarsi di salvare delle singole vite, ambisce a qualcosa che vada oltre e che rivoluzioni la medicina conosciuta. Dopo un grave incidente d'auto perde l'uso delle terminazioni nervose delle mani e quindi la possibilità di intraprendere il proprio lavoro. Strange non accetta la sua nuova condizione e si spinge fino in Nepal in cerca di una cura misteriosa. A Katmandu scoprirà dei segreti che vanno ben oltre quelli spiegabili con la sola scienza. (fonte mymovies

Il mio commento:
Oramai vengono fuori dalle fottute pareti. 
I supereroi, intendo. 
D'altronde, negli anni la Marvel ne ha sfornati innumerevoli varianti e visto che la trasposizione cinematografica rende, pecuniariamente parlando, perché fermarsi e togliere a Stan Lee la possibilità di regalarci un suo cameo?
Da lettore dei fumetti degli X-Men, conoscevo Dr Strange più per nome e saltuarie comparsate che per effettiva lettura delle sue storie. Questa sua versione filmica mi ha però incuriosito, sia per la presenza di Cumberbatch sia per gli effetti visivi - stile Inception - sfoderati nei trailer.
Per cui, domenica scorsa, complice la giornata di pioggia - che, per inciso, non capita quasi mai quando sono di reperibilità... - ho colto l'occasione per vederlo al cinema. 
In 2D: sia perché boicotto il 3D e i famigerati occhialini sia perché col senno di poi e col senno della recensione sbirciata su i400calci ho intuito che poteva diventare ostico vedere questo film con gli occhialini.
Per come è strutturato, non mi è spiaciuto affatto: la prima parte ci permette di conoscere il personaggio e il suo ego, trascinando lo spettatore in un mondo solido, scientifico, razionale, in cui domina la materia, le certezze sono "cose" che si toccano e la caducità della carne è ben nota - sia dei pazienti sia dello stesso protagonista vittima di incidente. Un incedere narrativo che appare relativamente adulto, non adatto a un pubblico di bimbi quello per il quale spesso si considerano destinati questi film-blockbuster sui supereroi (in fondo, chi non cela un bambino dentro di sè? :-P).
Quindi si entra nel vivo della storia, con l'approdo a Kamar-Taj, nel Nepal, presso la comunità di mistici capeggiata dall'Antico... anche se nessuno si è accorto che è un' "Antica" né obbietta al fatto che, con la globalizzazione, le medesime possibilità magari potevano esser trovate anche a New York o a Londra o in Giamaica. 
In realtà, quella sulla sessualità dell'Antico, è probabilmente una "svista" voluta, così da proporre un personaggio ambiguo, fuori dagli schemi, qualcosa da considerare più per il suo ruolo/potere/titolo che per la sua forma terrena. 
La progressione e lo sviluppo dell'intreccio, da qui in poi, procedono a mio avviso in modo equilibrato portandoci prima a comprendere dinamiche legate alla magia e al multiverso così come voluto dagli ideatori del personaggio e del fumetto quindi a inquadrare meglio il tradimento da parte di Kaecilius e del suo piano per dare in pasto la Terra all'entità Dormammu, residente nella realtà oscura. L'ennesimo divoratore di mondi che non disdegnerebbe di banchettare con il nostro pianeta...

lunedì 31 ottobre 2016

Captain America: Civil War

Titolo: Captain America: Civil War
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Anno: 2016
Genere: azione, supereroi
Cast: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Jeremy Renner, Don Cheadle, Anthony Mackie, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Daniel Brühl, Chadwick Boseman, Emily VanCamp, Frank Grillo, Martin Freeman, Mark Ruffalo, Paul Rudd, Tom Holland

La trama in breve:
Le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron portano ad una resa dei conti tra i Vendicatori e gli stati nazionali. L'America in primis chiede agli eroi di registrarsi, cioè di smettere di essere indipendenti e agire sotto il comando degli stati sovrani. La squadra si spacca così a metà, con una parte di eroi (facente capo ad Iron Man) favorevole all'idea per poter continuare la propria missione e un'altra (facente capo a Capitan America) convinta che tutto questo vada contro la loro stessa idea di missione. Divisi e con obiettivi diversi, i Vendicatori devono affrontare la minaccia di un terrorista che compie terribili attentati proprio ai loro danni, colpendo tra gli altri anche il re di Wakanda, stato africano in prima linea nel conflitto ai superumani poiché produttore di un metallo unico e utile alla causa. In tutto questo il soldato d'inverno, Bucky Barnes, è tornato e pare essere proprio lui il responsabile degli attacchi, di nuovo privo di memoria, di nuovo preda di una volontà altrui e di nuovo bisognoso dell'aiuto di Capitan America (fonte mymovies)

Il mio commento:
Di recente ho recuperato anche quest'altro film d'essai appartenente al filone supereroistico della casa delle Idee. Nel complesso mi è piaciuto, lunghetto, ma con una sua struttura e identità, presenta numerose scene d'azione ed effetti speciali come se piovesse visto la massiccia presenza di supereroi affiliati al club dei Vendicatori. 
Sinceramente mi domando perché non l'abbiano chiamato Avengers 3...
Comunque sia, me lo sono goduto con calma e in santa pace, non come il precedente "Captain America The winter soldier" visto metà in inglese con sottotitoli e metà in italiano, su due voli diversi ma consecutivi. E forse c'è stato pure qualche colpo di sonno prima di Doha...
Non che sia un fan di Captain America, ma un simpatizzante dei supereroi sì, pur consapevole che non sempre le trasposizione cinematografiche propongano opere sensate o di tutto rispetto (vedasi gli obbrobri realizzati per gli X-men da Singer), film che in ogni caso restano nell'ambito del blockbuster e che magari risultano superficiali su molti ambiti ma comunque spettacolari e godibili. Ideali per rilassarsi e per un po' di intrattenimento.
Motivo per cui, più che focalizzarmi sul fornire una recensione o un commento strutturato al film, tanto, tra youtubbers e altri siti, se ne trovano di complete ed esaustive, vorrei puntare l'attenzione su alcuni elementi che mi hanno fatto sorridere o pensare o innervosire.

domenica 23 ottobre 2016

Una caduta accidentale

Una manovra ordinaria, normale, come infilarsi il giubbotto.
Un gesto banale, compiuto innumerevoli volte.
Ma lui non è d'accordo: scorge la tasca aperta, intona "I believe I can fly" e spicca il volo atterrando però sul pavimento maledicendo la forza di gravità.
Un impatto duro, imbarazzante, ma non così grave.
Almeno in apparenza.
E invece... ko tecnico... display incosciente, renderizzazione video assente, solo qualche accenno di colore.
Fondamentalmente il mio Sony Xperia Sp è crepato.
Cioè, sarebbe anche vivo, riceve telefonate e notifiche, ma non ci posso praticamente far nulla perché il display è passato a miglior vita. E forse non solo quello.
Poco male, mi son detto quando ancora non avevo realizzato il destino del device Sony, che sarà mai tornare ai bei vecchi tempi quando il mondo viveva di cellulari senza touch-screen, senza perenne connessione a social e app di messaggistica istantanea. Un'epoca, neanche così lontana, in cui il browser manco era integrato nel cellulare, in cui gli sms imperavano e il navigatore era solo quello che, nel rally, se ne stava seduto accanto al pilota.
Che sarà mai, mi dicevo.
Invece, a distanza di 2 giorni, ben 2 giorni, mi sento un paria, un essere immondo e vergognoso.
Tagliato fuori dal mondo e da tutte quelle dinamiche che, fino a giovedì, erano scontate, immediate.
Ma è soprattutto la consapevolezza di non aver accesso immediato al web e alle sue risorse così come la non certezza che gli "altri" sappiano o riescano a contattarmi.
Già il fatto di non avere un account su Facebook genera sorpresa e al contempo ribrezzo nelle persone, che ti guardano come fossi un alieno, anzi, un paria. In ogni caso, e poi chiudo parentesi, "Si può fare!". Vivere senza FB, intendo. Chiusa parentesi.
Se a questo si aggiunge la mancanza di Whatsapp e compagnia bella...
In ogni caso, con mia sorpresa, superato lo smarrimento iniziale, sto scoprendo che si può vivere anche senza smartphone.
Addirittura ci son vantaggi insospettabili come l'affrancatura dall'assillo di aver sufficiente carica nel cellulare, l'assenza di una certa dipendenza da controllo compulsivo di presenza messaggi e notifiche, pure la guida - ahem - in un certo senso è più tranquilla e priva di distrazioni....ma non vorrei approfondire troppo questo argomento visto cosa mi combina la Peugeot...
Certo, è vero che si nota la mancanza di altre cose, però questo cambio forzato mi ha dato da pensare a quanto, volenti o nolenti, si sia dipendenti dalla tecnologia o, meglio, di quanto si sia dipendenti da un modo di vivere fortemente vincolato alla tecnologia e alla comunicazione.
C'è da meravigliarsi nel riflettere su come, in pochi anni, si sia arrivati a questo e a quanto il nostro modo di essere e di vivere sia fortemente condizionato e libero solo in parte. Non una dinamica nuova, per carità, né solo di appannaggio alla popolazione italiana. Nemmeno - me ne rendo conto - sto rivelando al mondo qualcosa di nuovo, però in effetti in questi due giorni mi son reso conto di quale "mutilazione" si avverte nell'aver perduto il contatto, la chiave verso un contesto social-tecnologico, che non si cura di chi rimane fuori o indietro. 
Tranquillo amore: il droide
del centro assistenza ha detto
che nel giro di due giorni al massimo
riavrai il tuo occhio bionico
con i sensori per la augmented
reality perfettamente riparati.
Su, stai sereno e non ti preoccupare
Certo, magari sto iperbolizzando il tutto come mio solito, ma la sensazione è proprio questa, di restare relegati in una dimensione altra, parallela a quella reale in cui tutto avviene alla velocità della luce e immediatamente, mentre con l'arcaic device di cui alla prima diapositiva, nonostante il vantaggio di una comoda e pratica tastiera fisica, ci si sente un po' fuori luogo, disconnessi, in vista di un miraggio che si sa esser reale ma incapaci di poterlo raggiungere. E tutto questo è molto triste, esser consapevoli di questa sorta di dipendenza, intendo. Vien da chiedersi come sarà in futuro, quando magari saremo attorniati da droidi o da GoogleCar e ci troveremo, magari anche solo per un giorno, sconnessi, tagliati fuori dalla normalità in cui, con un gesto o un tap, sveliamo mondi o scateniamo vagonate di interazioni remote.
Anzi, nell'ipotesi che nel futuro si vada verso i chip sottocutanei e l'integrazione di device nei tessuti biologici, mi vien male solo a pensare a quel che potrebbe capitare in caso di guasto di qualche device o sostituzione di essi...  

domenica 16 ottobre 2016

Appello raccolta fondi per Terre di Confine


Come già accennato qualche settimana fa, è ancora attiva la campagna di raccolta fondi per sostenere e rilanciare le attività promosse dall'associazione culturale Terre di Confine, ossia l'attività redazionale volta a proporre articoli relativi al fantastico - in tutte le sue varie e fantasiose accezioni - sia sul portale web che all'interno dell'omonima rivista aperiodica.
Seppur consapevoli del fatto che le campagne di crowdfunding rappresentano sempre una scommessa, che forse all'estero hanno una considerazione e un feedback diverso da quello riscontrabile in territorio nostrano, ma al contempo consci della necessità di capire se "fare il salto" e continuare con una dinamica più professionale e strutturata oppure rivedere ulteriormente il progetto, inclusa l'opzione di chiudere definitivamente, scenario che mi sento in dover di accennare perché non è così scontato che si continui, abbiamo tentato la via di Indiegogo.
Segnalando l'iniziativa attraverso i nostri canali e pur attivando una campagna mirata su Facebook, un bel po' di gente, lettori e non, è venuta a conoscenza di questa iniziativa.
Ma, ad oggi, ad un mese circa dall'attivazione della campagna, le donazioni non stanno fioccando come ci saremmo aspettati ... anzi, non stanno arrivando proprio :-(((
In effetti la cifra proposta è altina, magari incute perplessità da parte dei potenziali sostenitori. Forse nemmeno sarebbe mai stata raggiunta in questo o in altre linee temporali parallele - quanto meno senza la promessa di corredare alla rivista calendari, gadget, amuleti di criptonite, apparecchiature per il teletrasporto o biancheria intima di Ria Antoniou -, ma almeno confidavamo di vederlo muovere con un minimo di costanza quel caro e simpatico indicatore di donazioni raccolte.
In fondo, facendo qualche considerazione spiccia, se anche uno ogni 10 (o 100 o 1000) visitatori del portale TdC, o dei vari lettori che negli anni hanno beneficiato gratuitamente del materiale proposto, o che grazie agli articoli e alle interviste proposte hanno fruito di un minimo di pubblicità a costo zero (ad esempio editori, cosplayer, ... ), se almeno uno di loro contribuisse con una manciata di euro, la situazione sarebbe ben diversa.
Invece niente...siamo soli...o stiamo sbagliando qualcosa...
Peccato quindi.
Eh sì che Tdc Magazine avrebbe, anzi, ha tutte le carte in regola per costituire una valida esperienza di lettura, sia per gli approfondimenti su film, romanzi, fumetti, serie, anime, sia per i saggi proposti, che per le interviste oppure i racconti di qualità accuratamente selezionati e vagliati.
E magari, da rivista unicamente online magari sarebbe potuta diventare qualcosa di più, una pubblicazione con cadenza più frequente oppure - perché no? - impaginata e comodamente fruibile in formato cartaceo :-))





martedì 11 ottobre 2016

Deadpool

Titolo: Deadpool
Regia: Tim Miller
Anno: 2016
Genere: azione, supereroi
Cast: Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T.J. Miller, Gina Carano, Brianna Hildebrand, Rachel Sheen, Leslie Uggams, Andre Tricoteux, Jed Rees

La trama in breve:
Wade Wilson è un mercenario senza scrupoli per cui tutto ha un prezzo, finché scopre la sua anima gemella: una prostituta di nome Vanessa. Quando tutto sembra andare per il meglio, Wilson scopre di avere un cancro all'ultimo stadio. Per questo viene avvicinato da un sinistro personaggio che ha in serbo una proposta di cura insolita. Wilson accetta ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ordunque, a quasi un mese dal commento su Ex-machina eccoci nuovamente qui a ciarlare di qualche altro film. Avrei potuto parlare di "Kung Fu Panda 3" - carino, meno spassoso del previsto ma comunque simpatico e piacevole, e graficamente notevole - oppure spendere due parole sullo strepitoso "Il racconto del Vajont", di Marco Paolini, di cui ho intravisto solo la parte finale ieri sera su Rai5, ma in questo caso non mi sento degno né sufficientemente preparato ad affrontare una storia così importante e sfaccettata, per cui mi limito a consigliare caldamente di cercarvi il video su youtube (tipo qui).
Per cui, esaurite le possibilità sensate, ripiegherei su qualcosa di più semplice e, coff coff, commerciale. Ossia Deadpool, film Marvel ispirato all'omonimo personaggio dei fumetti creato da Fabian Nicieza e Rob Liefeld negli anni '90.
Ma andiamo con ordine.
Anni fa, venne proposto alle masse il film "X-Men origins: Wolverine", dedicato a Wolverine, appunto, personaggio inflazionatissimo e decisamente noto dell'universo Marvel. 
In quella pellicola, faceva la sua comparsa Wade Wilson (vero nome del tizio in calzamaglia rossonera altrimenti noto come Deadpool) non solo come mercenario ma come mutante: ci sono le prove qui e qua
Ora, svariati anni dopo, ignorando quanto già fatto pregustare alle masse, Deadpool ritorna (cioè, è tornato mesi fa ma io vivo in differita ... ) in una pellicola scanzonata, irriverente e decisamente violenta.
Sin dalle sequenze iniziali ho adorato questo film, canzonatorio, politicamente scorretto e folle. 
In linea con quello che, appunto, è il personaggio di Deadpool, il mercenario chiacchierone, che più volte ho incrociato leggendo i fumetti Marvel degli X-Men. 
La cosa interessante, ma che poi non è nemmeno una novità, è che non siamo di fronte a un eroe, ma a un vero e proprio killer, uno che ammazza senza porsi problemi particolari....eppure tutto ciò non "pesa", anzi, nemmeno ci viene da pensare a lui come a un pezzo di merda, a un nemico pubblico o similare. In qualche modo ci cattura, si crea empatia e simpatia, vuoi per le battutine irriverenti e il suo vivace favellare, vuoi per la crisi personale di una persona che tenta il tutto per tutto a causa del cancro che lo sta divorando, vuoi perché nonostante sia brutto, violento, maleducato e con la coscienza sporca riesce a farsi una gnoccolissima di prima categoria.
E non sto dicendo che non mi piace, capiamoci.

domenica 18 settembre 2016

Ex Machina

Titolo: Ex Machina
Regia: Alex Garland
Anno: 2015
Genere: sci-fi
Cast: Domhnall Gleeson, Oscar Isaac, Alicia Vikander, Sonoya Mizuno, Chelsea Li.

La storia in breve:
Tra tutti gli impiegati del grande motore di ricerca per cui lavora, Caleb è stato scelto per il prestigioso invito nella residenza del mitologico fondatore della società e inventore dell'algoritmo di ricerca. Arrivato in una zona a metà tra la magione irraggiungibile (lo porta un elicottero privato che si ferma diversi chilometri prima del primo edificio) e il rifugio zen, Caleb comprende di essere stato scelto da Nathan per un importante esperimento. Da decenni infatti Nathan è al lavoro sulla costruzione di un'intelligenza artificiale e Caleb deve testarla per capire se abbia raggiunto o meno il suo obiettivo.  (fonte mymovie)

Il mio commento:
Finalmente ho un po' di tempo per dedicarmi a questo blog, ormai praticamente alla deriva.
Avevo intenzione di parlare di The Wolf of Wall Street, visto qualche settimana fa, tra l'altro concluso la sera prima della visita alla filiale di Banca Etica (giusto per eventuali rapidi raffronti), piaciuto e apprezzato assai, ma poi l'occasione è venuta meno.
Piuttosto, visto che l'ho recentemente recuperato, preferisco spendere due parole per segnalare, a chi ancora non lo conoscesse, questo piccolo gioiellino che è Ex machina, uscito nelle sale italiane nell'anno domini 2015.
Il film potrebbe richiamare alla mente, per certi versi, testi come Frankenstein oppure ri-allacciarsi ad altre opere cinematografiche che hanno affrontato il rapporto uomo-macchina anzi, meglio, il rapporto uomo-IA. Ed è bello notare che, come quasi sempre accade, se c'è di mezzo l'invenzione di qualcosa di sensazionale non c'è mai un team ma un unico uomo, uno che da solo si smazza dinamiche fisiche, elettroniche, software, psicologiche, scelta di materiali... mah...
Al di là di queste piccolezze, a mio avviso, Ex machina è un film ben realizzato e ben orchestrato, che procede gradualmente nello sviluppo della propria trama e nell'analisi di AVA, cercando di depistare anche lo spettatore sulla reale "verità" e sulle motivazioni dei personaggi.
Non sono così convinto che il test eseguito da Caleb sia esattamente un test di turing (in teoria, non avrebbe dovuto avere evidenza che AVA è un'IA/macchina, cosa che invece viene immediatamente spiattellata) né condotto in modo esattamente scientifico (mi pare molto improvvisato e lasciato a sensazioni e intuizioni, che a prove concrete), però ai fini dello spettacolo funziona e permette di intessere una serie di dialoghi utili a inquadrare i personaggi, oltre ad essere funzionale per creare sospetti e creare complicità. Tutto funziona perchè fondamentalmente il cast è valido e perché l'attenzione dello spettatore è solleticata da dinamiche psicologiche ora assimilabili a quelle di un interrogatorio ora da visioni di spettacolari location e spazi liberi. 

sabato 3 settembre 2016

Terre di Confine: Campagna di raccolta fondi


Come accennato qualche giorno fa, vi segnalo che la campagna di raccolta fondi per supportare l'attività editoriale di Terre di Confine è stata finalmente avviata.
A nome della redazione, si ringrazia fin da ora chi supporterà l'iniziativa con donazioni o anche solo aiutando a far circolare la notizia.
Qui di seguito, alcuni estratti per comprendere meglio lo scopo di questa iniziativa.

TERRE DI CONFINE è un’associazione culturale non profit, costituitasi nel 2010 con la finalità di studiare, promuovere e diffondere la cultura, le scienze e l’arte – quest’ultima con particolare riferimento ai generi letterari Fantascienza e Fantastico e all’Animazione Giapponese – intese sotto ogni loro forma espressiva (www.terrediconfine.eu/statuto/). L’Associazione pubblica Terre di Confine Magazine, rivista progettata e realizzata dalla Redazione TdC. È un magazine in pdf che si occupa di fantascienza, fantasy, fantastico in generale, in tutte le loro declinazioni; è completamente gratuita, sfogliabile on-line e scaricabile dal sito dell’Associazione, dalla piattaforma ISSUU, da Google Play e da numerosi e-book store italiani (stiamo inoltre lavorando a una versione da poter rendere disponibile in Amazon). Terre di Confine Magazine ha attualmente al suo attivo 5 numeri (l’ultimo è uscito il 3 maggio di quest’anno) ognuno con circa 240 pagine (senza alcun tipo di inserto pubblicitario).






Ci siamo impegnati per conferire a Terre di Confine Magazine una grafica moderna e originale, riservando gran cura all’impaginazione e alla qualità dei testi. L’intenzione è di offrire uno strumento di divulgazione serio e indipendente, che tratti i temi del fantastico nei loro aspetti artistici, storici e culturali, con onestà intellettuale e rispetto del lettore, promuovendo al contempo l’operato di tutti coloro che si dedicano a questo mondo affascinante: autori, illustratori, disegnatori, fotografi, artisti visuali. 

Si tratta di un lavoro redazionale complesso e impegnativo, ma il nostro team si propone oggi un obbiettivo ancor più ambizioso: raddoppiare in 18 mesi il numero delle uscite, realizzare quindi altri 5 numeri entro dicembre del 2017. E al contempo incrementare i contenuti del sito web (http://www.terrediconfine.eu/). Per riuscire a completare questo progetto in un lasso di tempo così ristretto, chiediamo il sostegno di tutti coloro che hanno apprezzato la nostra attività. Anche il più piccolo aiuto sarà per noi prezioso!

martedì 23 agosto 2016

L'ora del libro presenta Terre di Confine

Segnalo qui di seguito una video recensione recentemente realizzata da Anita Book, curatrice del blog L'ora del libro, dedicata all'associazione culturale Terre di Confine e a Terre di Confine Magazine, rivista del fantastico giunta già alla sua quinta uscita. 
Il video anticipa l'imminente campagna di crowdfunding di cui, a breve, forniremo/fornirò ulteriori dettagli per cui, stay tuned :-)


lunedì 22 agosto 2016

Hyperion

Titolo: Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 455

La trama in breve:
Nel 2700 gli esseri umani, grazie allo sviluppo della tecnologia dei teleporter, si spostano istantaneamente nella galassia, ma un terribile esperimento, il Grande Errore, ha causato la distruzione della Terra e la diaspora dell’uomo nello spazio, dando vita così a una nuova federazione che unisce tutti i mondi abitati: l’Egemonia dell’Uomo. Alla vigilia dell’Armageddon, sette pellegrini affrontano un ultimo viaggio verso Hyperion, in cerca delle risposte agli enigmi della loro vita. Ognuno di loro deve raccontare agli altri la propria storia, per farsi conoscere e dimostrare di non essere una spia. I racconti dei sette ruotano intorno ai mondi e alle difficoltà che circondano lo spazio: dalla minaccia degli Ouster, discendenti dei primi coloni che fanno a meno della tecnologia, al ruolo della Chiesa Shrike, temuta da tutti. E in questi racconti, di una bellezza sfolgorante, sta la chiave che permetterebbe loro di salvare l’umanità. Torna in libreria un grande classico della fantascienza, definito una delle letture fondamentali per gli amanti del genere e non solo. (fonte Fanucci Editore)

Il mio commento:
Ho letto questo libro in formato ebook, recuperato grazie alle offerte periodiche che Amazon lancia e totalmente ignaro, come sempre, dell'esperienza di lettura cui mi stavo avviando.
Ammetto che non è stato un percorso semplice quello che mi ha condotto fino alla conclusione di questo primo capitolo de I Canti di Hyperion (The Hyperion Cantos) sia per il tipo di narrazione che per il lessico adottato, ricco di neologismi e termini presi direttamente dalla realtà futuristica che funge da ambientazione alle vicende del romanzo. Procedendo nella lettura ho comunque preso la misura della stile dell'autore e mi son lasciato avvincere dalla storia, anzi, dalle storie dei partecipanti all'ultimo Pellegrinaggio allo Shrike.
Fondamentalmente, le sensazioni che ho sperimentato e il rispetto che ora provo verso Dan Simmons credo si possano riassumere in questa gif presa dal mitico Wayne's world (Fusi di testa) di Mike Myers:


Il romanzo ruota attorno al pellegrinaggio che sette particolari persone effettuano verso le Tombe del Tempo situate sul pianeta Hyperion, una spedizione concordata dalla Chiesa Shrike e dalla Totalità (praticamente il governo). Le Tombe del Tempo rappresentano un mistero da svelare: poiché circondate da un campo antientropico, si muovono a ritroso nel tempo per cui si suppone che provengano dal futuro. Oltre a ciò, la zona è controllata da una misteriosa entità, lo Shrike, una sorta di brutale divinità cibernetica.
Ma il viaggio costituisce solo una parte della narrazione proposta dall'autore in quanto nello sviluppo del romanzo ciascuno dei pellegrini, a turno, narra della propria esperienza e del motivo per cui è collegato a Hyperion e/o allo Shrike. Ciascuna di queste parti costituisce una sorta di mini-romanzo a sé, differenziato per narratore, stile e genere, rispecchiando la personalità, la voce e le caratteristiche del protagonista delle vicende.
In prima battuta facciamo la conoscenza dell'ombroso ed emaciato padre Lenar Hoyt ne "Il racconto del prete: l'uomo che si lamentò di Dio", una storia che ha i contorni del diario e che racconta della spedizione nella comunità dei Bikura e della scoperta del crucimorfo, una sorta di parassita alieno in forma di croce che lo Shrike impiantò nel corpo di padre Durè, gesuita mentore di Hoyt, e che preserva gli stessi Bikura dalla "vera" morte. 
Quindi conosciamo il granitico colonnello Kassad e la sua storia - "Il racconto del soldato: Gli amanti di guerra" - giocata tra esercitazioni di guerra realizzate tramite realtà virtuale e la relazione intessuta con Moneta, forse anche'essa un'entità virtuale, che finisce per trasfigurarsi in quello che potrebbe essere lo Shrike. La narrazione procede alternando realtà e ricostruzioni virtuali, giocando tra azione, passione e descrizioni dipanate tra presente e il passato cui le esercitazioni si rifanno.
Ne "Il racconto del poeta: Canti di Hyperion" conosciamo invece il poeta Martin Sileno, satiro e letterato, nobile decaduto, avvinazzato e dedito al vizio nonché a comporre opere poetiche, la cui storia narra di cadute e di rinascite fino all'insediamento su Hyperion, nella Città dei Poeti voluta da Re Billy il Triste, e alla mattanza della comunità da parte dello Shrike. Tra i vari racconti probabilmente è quello che, come preferenza, collocherei tra il primo e il secondo posto, assieme a quello del Console, soprattutto per l'originalità della dialettica di Sileno nonché per il turpiloquio con cui è costretto a esprimersi a causa di una momentanea regressione mentale.

sabato 13 agosto 2016

Earth Overshoot Day

Qualche giorno fa, per la precisione l'8 agosto 2016, leggevo questo articolo sull'Ansa: Earth Overshoot day.
Ora, al netto dei dubbi su come sia possibile e su come avvenga effettivamente la valutazione del consumo di risorse del pianeta, sono rimasto a dir poco sconcertato dalla presa di coscienza di come l'umanità stia procedendo nel processo di devastazione del pianeta su cui vive.
Niente di nuovo sotto il Sole, per carità, non che fossi conscio di come l'industrializzazione e la volontà economica delle nazioni ci spingano in una certa direzione, però appurare che nel 2000 l'Earth Overshoot Day era datato 1 novembre mentre, a distanza di circa 15 anni, il limite è raggiunto già a inizio agosto mi ha dato molto ma molto da pensare.
Di seguito un paio di immagini giusto per avere un quadro generale della situazione:



A questo sito invece ci sono ulteriori informazioni sul Earth Overshoot Day.
Se poi diamo un'occhiata al 2013, giusto per fare un esempio, si può notare come siamo peggiorati :-(




La situazione globale è abbastanza agghiacciante quindi, e credo che dovremmo, tutti intendo, rivedere molte delle nostre dinamiche di vita prima che sia troppo tardi, cominciando dai trasporti e dagli sprechi, definendo politiche sensate e lungimiranti (altro che referendum e promesse di dare più soldi ai poveri, promesse che hanno il sapore della compravendita di voti e che dovrebbero far rimuginare assai, soprattutto se si considera la situazione del debito pubblico italiano). 
Missioni impossibili, mi sa, ma che dobbiamo fare proprie e che, probabilmente, occasioni come l'expo dell'anno scorso potevano aiutare a far emergere.
Da un certo punto di vista, credo comunque che bastino anche poche azioni da parte di ciascuno a contribuire al miglioramento globale. Anche perché difficilmente la produzione di massa o le infrastrutture nazionali dedicate al trasporto muteranno in tempi rapidi, convertendosi a pratiche ecologiche e più coscienziose. E non possiamo nemmeno pensare che siano "gli altri" a dover sistemare le cose o pagare le conseguenze del nostro modo di vivere odierno.
Per esempio, un prodotto come Emulsio "il salvambiente" (noi lo usiamo) può favorire la nascita di circoli virtuosi che portino alla riduzione di sprechi di plastica e circolazione di camion sulle strade.
Oppure la stampa su carta di documentazione e altro materiale che potrebbe benissimo non avvenire, vedasi tutti quei volantini pubblicitari che sistematicamente vengono presi e gettati nella spazzatura.
O, ancora, si potrebbe cerca di evitare lo spreco energetico dovuto, banalmente, a elettrodomestici in funzione che nessuno usa (tipo tv o monitor del pc) o delle lucette delle ciabatte elettriche.
Ma anche una spesa più oculata o un po' più di attenzione in cucina potrebbero aiutare a ridurre sprechi magari, banalmente, boicottando certi prodotti che usano troppi imballaggi.
A mio modo di vedere, se partiamo dalle piccole cose, ci sarà speranza di migliorare in quanto entreremo nell'ottica di idee di voler contribuire al cambiamento. Se invece ci aspettiamo che questo avvenga globalmente senza muovere un dito, beh, mi sa che tra qualche anno ci troveremo con un Earth Overshoot Day ben prima di giugno...






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