martedì 17 gennaio 2017

Buoni propositi 2017 (?)

Ed eccomi qua per il primo post dell'anno ^__^
(e sì, ho anche io un calendario e, sì, mi son accorto della data odierna)
Poche righe, giusto una manciata di minuti per scribacchiare qualcosa e dare una testimonianza: c'è ancora qualcuno qui, dietro al pc, ad aggiungere contenuti a codesto blog.
Blog che, quest'anno, temo festeggi i 10 anni di vita ^__^
Ad esser sinceri avrei voluto postare qualche giorno fa, sull'onda dell'entusiasmo che, solitamente, il nuovo anno che inizia reca con sé.
Poi ho iniziato a targiversare, a procrastinare, a meditare su cosa scrivere...probabilmente andava bene qualunque cosa...
Quindi eccomi qui, praticamente a metà mese ad inaugurare i post del 2017 ciarlando di buoni propositi. Di tutti quegli slanci e quelle iniziative che, puntualmente, a inizio anno, di qualunque anno, promettiamo a noi stessi: farò questo, starò più attento a quell'altro, mi iscriverò a quella cosa, mi ricorderò di, mi comprerò, andrò....
Bisogno di rinnovamento?
Sensi di colpa per un po' di giornate all'insegna delle cibagioni fuori controllo?
Desiderio di rivalsa dopo qualche giorno di relax?
Chi può dirlo...forse il buon Giacobbo...ehi, c'è ancora in tv? Uhm, in effetti, non guardo tanto la tv ma è da un po' che non scorgo pubblicità di Voyager. Semmai continuo a imbroccare film su IpMan di cui, con tutto il rispetto parlando, son anche un po' stufo...
Ad ogni modo, dicevo, pure io qualche buon proposito me l'ero annotato.
Tra questi, per quest'anno, spero almeno di riuscire a dedicare maggior tempo alla scrittura, una passione che cerco di coltivare ma che trovo sempre più arduo coltivare causa tempo libero sempre più esiguo ed energie mentali esiguamente ridotte.
Tutto sommato, nel 2016 ce l'ho pure fatta a veder pubblicato qualcosa di mio e a completare alcuni testi tra cui un raccontino e qualche capitolo del romanzetto "Fine di un era" (titolo provvisorio) che sto portando avanti - con invereconda lentezza - oramai da qualche anno.
Purtroppo, dicevo, le energie mentali e le capacità visive a sera (dopo ore trascorse al pc) scarseggiano. Di contro, sono aumentati gli impegni settimanali per via dell'associazione Kyu Shin Ryu: al di là degli allenamenti marziali in sé ci son state - e continuano a palesarsi all'orizzonte - periodiche "opportunità" per investire tempo ed energie, sbrigando e gestendo dinamiche amministrative e organizzative. Tutte cose che non avevo messo in conto, a suo tempo, candidandomi per il direttivo ma che è necessario, di volta in volta, prendere in considerazione.
Parallelamente a ciò son invece purtroppo diminuite o si sono addirittura arrestate le partecipazioni a progetti culturali, in particolar modo con Terre di Confine, dove fondamentalmente siamo in stand by in attesa di nuove energie e, soprattutto, finanze e investitori desiderosi di supportare il progetto che, per anni, è stato condotto gratuitamente ma con serietà. Ci abbiamo provato con il corwdfunding ma, anche qui, per una serie di fattori, non abbiamo raggiunto l'obbiettivo: e sì che tra cosplayer, fumettisti, autori, fotografi, editori... intervistati e pubblicizzati negli anni qualche euro contavamo di vedercelo riconosciuto, quanto meno come gesto di riconoscenza... invece amen, è andata diversamente. Speriamo però che nel corso del 2017 arrivi qualche svolta ^_^
Per cui, ecco, mi professo ottimista e mi auguro che l'anno appena iniziato possa portare novità e soddisfazioni, magari con un po' meno di quegli stress, imprevisti e intoppi - chiamiamoli così - che hanno caratterizzato l'anno appena concluso. Non sono infatti mancate le occasioni tristi, gli incidenti di percorso, le problematiche, gli impegni pressanti, le delusioni...tutte quelle dinamiche esistenziali che tendono ad abbattere e ad annichilire e a farci dimenticare che invece bisogna esser saldi e ottimisti, capaci di guardare avanti e, soprattutto, di esser buoni. D'altra parte, se nessuno fa la sua parte, difficilmente questo mondo potrà diventare un posto migliore ^_^
Non che il 2016 sia stato solo negatività, intendiamoci, però non è stata la miglior annata di sempre seppure, per quanto mi riguarda, ci son stati anche dei bei momenti visto che l'anno di convivenza con Silvia è filato senza particolari problemi.
Per dirne una, ecco.
Motivo per cui ne approfitto per condividere un video di Rick DuFer (giovane filosofo vicentino) preso direttamente dal Tubo, video che - forse sarebbe stato meglio aver notato prima delle feste ma che, - tutto sommato, non mi spiace e che, credo, può tornar utile per qualche riflessione spiccia:





sabato 31 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story

Titolo: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Genere: fantascienza
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed, Forest Whitaker, Donnie Yen, Jiang Wen, Alan Tudyk, Jonathan Aris, James Earl Jones, Genevieve O'Reilly, Warwick Davis, Valene Kane

La trama in breve:
Jyn Erso è la figlia di Galen Erso, un ingegnere scientifico ribelle, costretto dall'Impero alla costruzione di un'arma di distruzione di massa nota come la Morte Nera. Jyn ha cercato per quindici anni di dimenticare il padre, dandolo per morto, finché un pilota disertore non le ha consegnato un messaggio urgente segreto, proveniente da Galen stesso. Insieme al capitano Cassian Andor e al suo droide imperiale riprogrammato dai ribelli, la ragazza parte allora alla ricerca del genitore e di uno spiraglio per fermare i piani apocalittici del malvagio imperatore. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Finalmente son riuscito a recuperare la visione di questo film: lo aspettavo da un po' ma, tra trasferte, festività e acciacchi vari ho rimandato fino a ieri sera. E questo mio procrastinare ha implicato che, verbalmente o via internet, qualche commento e stralcio di recensione per forza di cose mi fosse giunto. Nel complesso tutti si son detti soddisfatti e compiaciuti. Pure su imdb Rogue One registra un ottimo voto.
Ora, col senno di poi, posso dire che mi aspettavo di più, qualcosa di un po' differente, non so neanch'io bene come definirlo.
Sono ben consapevole che il finale della storia era abbastanza telefonato e vincolato alla sequenza di apertura di Guerre Stellari Episodio IV, per cui certi limiti e forzature ci stavano eccome.
E sono anche consapevole che non è un episodio di Star Wars ma uno spin-off: questo vien messo in chiaro sin da subito, visto che non c'erano le classiche scritte oblique che scorrono nello spazio e che forniscono le spiegazioni di ciò che stiamo per andare a vedere.



Indubbiamente è una storia dai toni più cupi e maturi. Lo si evince anche dal comportamento dei personaggi stessi: Jyn viene strappata dai genitori in tenera età e, dopo una giovinezza trascorsa con i ribelli - anche se non è che ci dicano poi molto -, la ritroviamo prigioniera dell'impero; il capitano Cassian ci viene presentato come un uomo disposto a tutto, determinato e spietato, tant'è che ammazza un suo informatore giusto perché poteva essere d'intralcio o, se fatto prigioniero, rivelare importanti informazioni all'Impero. 
Sullo sfondo di tutto ciò la lotta all'Impero e l'ombra della Morte Nera e del suo impiego, un presagio di morte e di devastazione che nel corso del film diviene realtà e attorno a cui si sviluppano le vicende, da un lato per rintracciare Galen Erso dall'altro per recuperare e trasmettere i progetti della stazione orbitante. Oltre che per spiegare l'origine di quel "buco" nella sicurezza di tale straordinario strumenti di morte ("motivi estetici", avevano detto). 

giovedì 29 dicembre 2016

Kill Ball

Titolo: Kill Ball
Autore: Carlton Mellick III
Traduzione: Tatiana Sansone
Editore: Vaporteppa (*)
Genere: romanzo breve, Bizarro Fiction
Pagine: 92 (circa)

La trama in breve:
In un futuro in cui le persone sono obbligate a isolarsi dentro bolle di plastica colorate per interagire, senza potersi nemmeno vedere, i locali di spogliarello sono diventati l’ultimo tabù. In bolle trasparenti le spogliarelliste soddisfano il bisogno di contatto umano dei maschi, ma Kill Ball, un inarrestabile serial killer, vuole ucciderle tutte. Colin è innamorato di una spogliarellista, Siren, e la sua vita cambierà quando Kill Ball la prenderà di mira. 

Il mio commento:
Come accennato in uno dei precedenti post, ho dato fiducia al progetto editoriale Vaporteppa e acquistato un elettrolibro da loro pubblicato. Ho puntato su questo Kill Ball sia perché il prezzo è molto appetitoso sia perché non avevo mai letto nulla né di Mellick né di Bizarro Fiction, che mi incuriosiva assai.
A tal proposito, vista la mia ignoranza, ho trovato apprezzabile assai la nota dedicata a questo genere in modo da fornirne coordinate e riferimenti al lettore. Giusto per sintetizzare, la Bizarro Fiction mescola elementi fantasy / sci fi con il grottesco, il surreale, l'assurdo, anche se, mi rendo conto, detta così non è che spieghi poi molto. Fatto sta che siamo di fronte a un libro in cui, come accenna lo stesso Mellick, viene presa un'idea incredibilmente ridicola e viene affrontata con serietà. Il che ci porta all'ambientazione proposta che, seppure possa sembrare insensata e del tutto demente, permette lo sviluppo di una storia intrigante (ora che ci penso, chissà se anche il mio "Viola 76" può, almeno in parte, ricondursi a questa tipo di narrativa...). Trattandosi di un romanzo breve, alcune dinamiche sono per forza di cose semplificate e il numero di personaggi proposti, nonché caratterizzati, è minimale. Le spiegazioni del perché e per come si sia arrivati al futuro distopico descritto sono centellinate ma tutto sommato sufficienti a farsi un'idea e ad appagare la curiosità del lettore.
Quel che è certo è che lo scenario descritto non costituisce affatto un idillio ed espone l'umanità a tutta una serie di comportamenti, scomodità e difficoltà pur di garantire la propria sopravvivenza. Viene da chiedersi se effettivamente sia vita quella condotta dentro una bolla di plastica. 
Di contro, l'immagine proposta non è altro che l'esasperazione di fenomeni quali l'asocialità da dipendenza tecnologia oppure la fobia di malattie fisiche, immagine che in questo senso induce a riflettere e a preoccuparsi. 
Ancor di più produce terrore l'idea che un male invisibile e incontrastabile abbia minato uno degli elementi essenziali per la sopravvivenza, come l'aria, tematica sempre molto attuale se consideriamo il livello di inquinamento raggiunto oggi giorno e l'effettivo sforzo per ridurre lo scempio dell'unico pianeta a nostra disposizione.

sabato 24 dicembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli

Titolo: Animali fantastici e dove trovarli
Regia: David Yates
Anno: 2016
Genere: fantastico
Cast: Ezra Miller, Eddie Redmayne, Colin Farrell, Ron Perlman, Jon Voight, Samantha Morton, Gemma Chan, Katherine Waterston, Carmen Ejogo, Dan Fogler, Christine Marzano, Lasco Atkins, Alison Sudol, Peter Breitmayer, Jenn Murray, Lucie Pohl, Jason Newell

La trama in breve:
Il giovane magizoologo Newt Scamander arriva a New York dall'Inghilterra con una valigia piena delle creature fantastiche che ha raccolto e salvato in molti anni di viaggi e ricerche. Senza volere, scambia però il prezioso carico con quello di Jacob Kowalski, pasticcere e No-Mag (è il nome americano dei Babbani), il quale libera inavvertitamente le creature, violando lo Statuto di Segretezza e mettendo Newt nei guai. È il 1926 e il Paese è in grande subbuglio: l'oscuro Gellert Grindewalt è introvabile, qualcosa di misterioso semina caos e distruzione per le strade della città e i fondamentalisti della caccia alle streghe sono sempre più infervorati. Il mondo magico e quello dei No-Mag sono pericolosamente vicini ad entrare in guerra. (fonte mymovies)




Il mio commento:
Mi concedo un post breve, giusto per tornare un po' più buono e sognatore, in linea con lo spirito del Natale. A dire il vero, non ho mai avuto molta simpatia per il magico mondo di Harry Potter: l'ho sempre trovato molto infantile, troppo buonista, con dinamiche poco credibili ed esagerate ma, soprattutto, non mi ha mai convinto il tipo di magia proposto, basato solo su bacchette magiche, e totalmente distante ad altre dimostrazioni di potere magico riscontrabili nei più classici fantasy e gdr. Per carità, do merito alla Rowling di esser riuscita a definire un suo cosmo, però non è esattamente quel che aggrada al sottoscritto.
Fatto sta che avendo io condotto Silvia a vedere Dr. Strange, ed essendo passato il trailer di "Animali fantastici e dove trovarli", si son innescate una serie di dinamiche per cui sono andato a vedere questo film al cinema.
Ero un po' prevenuto: sapevo che la storia era basata su un libretto scritto per beneficenza dalla stessa autrice di Harry Potter e sapevo pure che ne avrebbero creato altri n film, ma soprattutto ero memore di quanto successo con Lo Hobbit, proposto sull'onda de Il Signore degli Anelli, ma scandalosamente goffo e insulso. Quella volta, ma solo con il primo episodio, ci sono cascato. Questa volta, temevo di ripetere l'errore.
E invece no. Nient'affatto. Niet. Nada. Nisba.

venerdì 23 dicembre 2016

X-Men: Apocalisse

Titolo: X-Men: Apocalisse
Regia: Bryan Singer
Anno: 2016
Genere: supereroi, azione
Cast: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Oscar Isaac, Nicholas Hoult. Rose Byrne, Tye Sheridan, Sophie Turner, Olivia Munn, Lucas Till, Evan Peters, Kodi Smit-McPhee, Hugh Jackman, Alexandra Shipp, Ben Hardy, Lana Condor, Stan Lee, Josh Helman, Monique Ganderton

La trama in breve:
Antico Egitto. En Sabah Nur, detto Apocalisse e venerato come un dio, sta per compiere il rito di trasferimento della sua anima nel corpo di un mutante che ha il potere di rigenerare le proprie ferite, ottenendo così l'immortalità, ma un gruppo di ribelli lo imprigiona sotto una piramide. Nel 1983, mentre il mondo è ancora in debito con Raven e il Prof. X per aver salvato il Presidente degli Stati Uniti e Magneto ha provato a rifarsi una vita e una famiglia mantenendo l'anonimato, un gruppo di fanatici risveglia dal suo riposo eterno Apocalisse, più che mai intenzionato a riprendere il posto che gli spetta sul trono del mondo. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Non è un segreto che io, per anni, abbia seguito i fumetti degli X-Men. Magari in modo non continuativo, magari abbandonandoli per poi riprenderli e ri-perdermi nel cosmo infinito di storie proposte dalla Marvel fino a stancarmi nuovamente... ad ogni modo, un minimo di consapevolezza di cosa siano e quali identità abbiano i personaggi ce l'ho.
Tra le altre cose, posseggo pure un simpatico volume (pagato a suo tempo 22.000 lire) intitolato "L'ascesa di Apocalisse" in cui - ora, non è che lo ricordo per filo e per segno visto che l'albo risale al precedente millennio... - si descrivevano i primi anni di vita di En Sabah Nur, praticamente il primo mutante al mondo che, venuto in contatto con la razza aliena dei Celestiali evolve fino a diventare il temutissimo villian Apocalisse. Un tizio tosto, dai grandi poteri, che all'inizio della propria carriera ha pure fatto lo schiavo, contribuendo alla costruzione delle piramidi: nel senso che trainava pietroni, però!
Un personaggio che poi ha preso coscienza dei propri poteri e ha permesso la genesi di varie storie, trame e sottotrame nell'universo Marvel: a lui si ricollegano personaggi come Nathan "Cable" Summers oppure Nathaniel "Sinistro" Essex, tutta la menata sui "12 mutanti" da cui avrebbe dovuto attingere ulteriore potere e saghe come la formidabile "L'era di Apocalisse", in cui Xavier è bellamente schiattato, personaggi buoni e cattivi hanno rivisto i propri ruoli e tutto il mondo è andato a rotoli...
Un personaggio tosto, insomma, la cui trattazione, a livello cinematografico magari avrebbe potuto richiedere un minimo di sensibilità e lungimiranza, anche in vista di potenziali sottotrame e personaggi da introdurre.
Per cui diamo un'occhio a come si presenta il signor Apocalisse nei comics e nei videogame:



Foto di gruppo dell'Era di Apocalisse: il nostro se ne sta a destra

Notate la possanza, l'idea di forza e di potere che traspare, le fattezze e l'espressione incazzosa, la dimensione del suo corpo...

venerdì 9 dicembre 2016

L1L0

Titolo: L1L0
Autore: Pippo Abrami
Editore: Vaporteppa (*)
Genere: racconto, fantascienza, steampunk e una vena di umorismo
Pagine: 19 (circa)

La trama in breve:
L1L0 è un automa, un bollitore con tre cervelli di scimmia e l’aspetto di un coniglio. Se non fosse per il Witz, il tipico umorismo ebraico alla base della sua personalità, si sarebbe già suicidato. L1L0 però è anche una macchina da guerra, la più avanzata in circolazione, e ha una missione: salvare la figlia del proprio creatore.

Il mio commento:
Periodicamente sbircio su Baionette Librarie per cui già tempo addietro avevo adocchiato gli ebook della collana Vaporteppa ma solo recentemente mi son cimentato nella lettura di una delle opere delle collane proposte.
Per cui, dal buffet libero, ho pescato questo L1L0 di Pippo Abrami, autore a me ignoto ma che non mi è spiaciuto affatto.
Le pagine sono scivolate via veloci, grazie anche allo stile e al lessico utilizzato dall'autore, più che buoni e adeguati. Certo, bisogna essere un po' familiari con l'ambientazione steampunk e le sue caratteristiche ma direi che, per quel poco che ne conosco, mi pare che gli elementi ci siano tutti sia in termini di contesto storico che di elementi tecnici e tecnologici. 
Ho qualche riserva sulle conoscenze e sul livello raggiunto in campi scientifici quali biotecnologia e programmazione di automi ma, fondamentalmente, lo si accetta. Apprezzata anche l'integrazione delle leggi della robotica di Asimov visto che, di fatto, L1L0 è un automa senziente... un automa che però è fin troppo umanizzato per via della verve sarcastica che, sin dalla prima pagina, palesa tramite la stampante in dotazione. Indubbiamente questo espediente - la vena ironica da umorismo ebraico, elemento ancor più stravagante se consideriamo il periodo storico è quello del nazismo - è funzionale alla fruizione del testo e a dare un po' di verve ad una voce narrante che procede per lo più in prima persona per cui, probabilmente, con una personalità installata meno "vitale e presente" sarebbe risultata più arida e difficile da digerire (però, ecco, poteva anche andar peggio con una personalità stile Sgarbi oppure alla Hodor). 
Apprezzatissime anche le illustrazioni a corredo del testo, molto evocative ed efficaci nel visualizzare gli elementi descritti, un espediente tra l'altro che mi ha richiamato alla memoria Leviathan di Scott Westerfeld e che aumenta il valore di questo ebook.
Nel complesso, considerando che si tratta di un racconto breve, la storia funzione - anche se forse è un po' troppo immediata la facilità con cui si "sospengono" certe direttive e la rapidità di movimenti padroneggiata dal "bollitore con le zampe" poteva essere meno esagerata - e mi ha convinto a provare qualche altro testo di questo progetto editoriale. Spero anche a voi perché in fondo - come sperimentato anche con Terre di Confine - se qualcuno le supporta, queste iniziative vivono e prosperano altrimenti rischiano di non avere un futuro.

(*) Vaporteppa è una collana ideata e diretta da Marco Carrara per Antonio Tombolini editore, casa editrice fondata da Antonio Tombolini sotto Simplicissimus Book Farm.

sabato 3 dicembre 2016

Stranger Things

Titolo: Stranger Things
Episodi: 8
Anno: 2016
Genere: sci-fi, horror

La trama in breve:
Il 6 novembre 1983 a Hawkins, una remota e tranquilla cittadina dell'Indiana, il dodicenne Will Byers, membro di un ristretto gruppo di quattro amici fraterni, sparisce in circostanze misteriose; allo stesso tempo in un laboratorio segreto nei dintorni della stessa cittadina un ricercatore è vittima di un'inquietante creatura. Dallo stesso laboratorio Hawkins, una stramba ragazzina approfitta della confusione generata dall'incidente per fuggire. Dopo aver trovato rifugio in un ristorante, inseguita da agenti del laboratorio, continua la sua fuga imbattendosi nei tre migliori amici di Will: Mike Wheeler, Dustin e Lucas, che si erano messi sulle tracce del fidato compagno svanito nel nulla. La ragazza, che si identifica con il numero tatuato sul suo braccio, "Undici", crea un legame in particolare con Mike, il quale accetta di nasconderla nella sua abitazione.(fonte wikipedia)

Il mio commento:
Ho scoperto questa serie su consiglio di uno dei consulenti che, ormai da qualche anno a questa parte, transitano e lavorano con noi della N-aitec. 
Recuperato e visto il primo episodio, sono letteralmente stato rapito da questa serie che, a spizzichi e bocconi, son riuscito a terminare quasi...beh...tre settimane fa.
Un dubbio che comunque mi rimane è se la forte presa che questa produzione Netflix ha avuto sul pubblico è dovuta solo alla serie in sé o al fatto che comunque sono molti i figli degli anni '80, periodo in cui sono ambientate le puntate. 
Comunque sia, seppur breve, anche se è già in arrivo una seconda stagione, questa Stranger Things convince e appassiona per una serie di motivi. Vuoi per la sopracitata ambientazione, vuoi per il mistero/i su cui si indaga, vuoi per le innumerevoli citazioni e rimandi a opere di quegli anni, senza scordare la regia e le scelte in termini di locandine, musiche e caratteri. Insomma, è stata davvero ben studiata e organizzata.
A livello di ritmo narrativo probabilmente risulta un po' più lenta di altre serie di questo periodo e la presenza di periodici flashback contribuisce a questo effetto. D'altronde, era pur necessario sfruttare questo genere di espediente per spiegare le vicissitudini di alcuni dei protagonisti - Undici e Jim Hopper in particolare - e la venuta del "demogorgone". 
Quello che comunque mi ha irretito è stato l'amalgama di elementi e citazioni che, in realtà, sono già noti e che, grazie anche ad analisi come il seguente ho potuto rimappare.
Si va da richiami a film come E.T. e Goonies, a riferimenti ad Alien e lo Squalo, ma anche ai comics degli X-Men o a videogame stile Silent Hill, senza scordare Star Wars o IT o anche produzioni anime come Elfen Lied...
Il tutto impreziosito da questioni di amicizia, intrecci amorosi, perdite e crisi personali, cospirazioni e complotti, elementi che arricchiscono la trama e ci spingono a parteggiare e a immedesimarci. Anche perché, in fondo,  si parla di bambini alle prese con qualcosa di gargantuesco, e tutti siamo stati bambini :-)

domenica 27 novembre 2016

Racconti Fantastici

Titolo: Racconti Fantastici
Autore: Edgar Allan Poe
Editore: Rusconi libri
Genere: raccolta di racconti
Pagine: 320

L'opera:
In questa raccolta viene espresso molto dell'universo fantastico creato dall'immaginazione di Poe. Situazioni grottesche e surreali si affiancano a racconti ironici e beffardi senza dimenticare quel pizzico di terrore che contraddistingue questo autore. Donne terribili, bellissime e pericolose, creature misteriose e pestilenze dilaganti sono assoluti protagonisti di questa incredibile raccolta. 

Edgar Allan Poe (1809-1849) 
Scrittore nordamericano, di temperamento ribelle e instabile. Grande protagonista nella formulazione della nuova estetica del decadentismo e del simbolismo, a sostegno della tesi dell'assoluta autonomia dell'arte. Morì a soli quarant'anni in preda ad una delirante ubriacatura.  (fonte editore)

Il mio commento:
In agosto ho completato la lettura di Hyperion, libro che ho trovato significativo ma al contempo impegnativo.
Al che, visto che qualcosa da leggere mi ci vuole sempre, e considerando che mio fratello mi aveva regalato questo libro giusto un paio di mesi prima, mi son cimentato con questa raccolta di racconti. L'idea era di avventurarmi in una lettura più easy, ma di buon livello considerando il fatto che quando si parla di Poe si parla comunque di un pilastro della letteratura.
Ordunque, lo confesso, mi sbagliavo. 
Invero, è stata una lettura ostica. 
Soddisfacente, strutturata, interessante, ma ostica.
A dire il vero, tratto in inganno dal titolo della raccolta e dall'immagine in copertina, ossia Liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo (per altro vista a inizio anno proprio agli Uffizi, un'opera che mi aveva colpito e mi era rimasta impressa sia per il soggetto che per la fantasia che per la resa della trasparenza dell'acqua), figurandomi qualcosa di più fantasioso e meno "pesante".
Comunque sia, in primis, ho apprezzato le note relative alla biografia dell'autore, utile per conoscerlo e inquadrarlo, facilitando la comprensione dei racconti o aiutando il lettore nel contestualizzare certe scelte ricorrenti soprattutto in termini di presenze femminili e ossessioni.
Quello che risulta evidente, mano a mano che si affronta la lettura di quest'opera, è la cultura e la padronanza che possedeva Poe. Indubbiamente un autore con la A maiuscola, capace di sciorinare riferimenti e citazioni che spaziano dalla storia alla letteratura e in lingue diverse (latino, greco, francese...).Tutti elementi che impreziosiscono e al contempo appesantiscono la fruizione del testo per via delle numerose note cui si viene rimandati, pena la comprensione. E' fondamentalmente un autore colto, che richiede una certa concentrazione e disponibilità da parte del pubblico che si avvicina ai suoi testi. Testi che, pur presentando spesso elementi "spassosi" o grotteschi, sono per lo più accompagnati da un'atmosfera e da un'aura pesante, cupa. Qualcosa che deriva dal lessico, dai periodi complessi, dal dialogo che spesso cerca di instaurare narrando e descrivendo in prima persona, come a voler testimoniare - quindi rendendo più autorevole e forte e "sincera" la trasmissione - più che a mostrare estraniandosi/ci dal racconto.

sabato 19 novembre 2016

Man of Tai Chi

Titolo: Man of Tai Chi
Regia: Keanu Reeves
Anno: 2013
Genere: azione, arti marziali
Cast: Keanu Reeves, Tiger Hu Chen, Karen Mok, Simon Yam, Hai Yu

La trama in breve:
A Pechino, il giovane ambizioso "Tiger" Chen Lin-Hu lavora come corriere ma, nelle ore libere, si trasforma in un combattente di arti marziali che, perfezionando l'antica arte dei tai chi, è riuscito a farsi un nome nel prestigoso campionato Wulin Wang. A Hong Kong, invece, l'investigatrice Suen Jing-Si, che lavora per un'unità anti criminalità organizzata, è sulle tracce di Donaka Mark, potente uomo d'affari che gestisce un giro di combattimenti illegali. Alla ricerca di nuovi combattenti, Donaka riesce ad attirare Tiger con la promessa di soldi facili, facendo emergere il suo lato più oscuro. Incapace di sfruttare a pieno le possibilità date dalla sua forza e dalla sua maestria, Tiger alla fine accetta di collaborare con Jing-si per provare a mettere Donaka fuori dai giochi. (fonte filmtv)

Il mio commento:
Ho recentemente avuto l'occasione di guardare questo Man of Tai Chi, opera d'esordio alla regia per Keanu Reeves e dedicato al mondo delle arti marziali. Un mondo che mi appassiona e verso il quale nutro interesse,
Orbene, dopo averlo visto, se dovessi dare un responso sarebbe "NI" meno.
Di suo, non è un capolavoro, ecco.
Pensavo però fosse qualcosa tipo Undisputed 2, prodotto di nicchia, semplice, che comunque mi ha regalato discrete soddisfazioni.

Mo mi metto comodo e mi vedo l'anteprima del film che ho creato...
A livello di trama, in Man of Tai Chi non siamo dinnanzi a niente di particolarmente complesso o nuovo. Pure le indagini e gli sforzi della polizia nei confronti di Donaka risultano poco significativi, seppur necessari a garantire un po' di varietà ed evoluzione nell'intreccio. C'è poi la recitazione, piatta, e non ci sono eventi tali da coinvolgere o impegnare più di tanto lo spettatore che, a tratti, può essere colto da noia.
Ci sono tanti combattimenti, questo sì, tante belle coreografie e richiami a film sulle arti marziali, sia quelli classici degli anni '70 che quelli legati a star più recenti come Van Damme (tipo Lionhart, recentemente visto su Rai 4, se non erro).
Apprezzata anche la parte di Keanu Reeves nei panni del cattivone, e apprezzata anche la dinamica fisicità del capelluto Tiger Chen ... però a parte questo non c'è molto altro da dire, secondo me.
Il film procede su due livelli, questo magari posso dirlo va. Da un lato ci sono i combattimenti, fisici e viuuulenti, a cui prende parte il protagonista del film, sia quelli del torneo cui partecipa per pubblicizzare la propria arte che quelli clandestini organizzati per i clienti di Donaka (evidentemente stanchi del porno); dall'altro c'è il cambiamento in atto proprio nello stesso protagonista che, come un po' suggerisce l'immagine del Tao, accoglie dentro di sé forze opposte. 
C'è il Tai chi, la parte (apparentemente) più mite e morbida delle arti marziali, l'aspetto filosofico, l'invito alla meditazione e all'umiltà, rappresentata anche dal maestro Yang e dal suo modo di fare e vivere (lontano da tutti, dagli agi, dai vizi, dalla ricchezza...). Tutto questo associabile al colore bianco.
Rifletti Tiger, e pensa agli insegnamenti del maestro...

...uhm....forse ricordi male...o facevate cose perverse

All'angolo opposto c'è invece il nero, rappresentato dal ricchissimo Donaka, uomo senza scrupoli, che cerca di portare Tiger verso la brutalità e gli aspetti più cruenti delle arti marziali.
Il dipanarsi quindi tra due mondi, quello ordinario e quello degli incontri clandestini, porterà una forte spinta al cambiamento in Tiger Chen, facendolo deviare dalla retta via e rendendolo un combattente spietato...beh, quasi....infatti verso la fine del film comprende di star cedendo al lato oscuro e cerca di ravvedersi, sconfiggendo il cattivone di turno e imparando qualcosa di molto simile all'hado di Street Fighter.
Uno degli aspetti interessanti - forse l'unico - è rappresentato dal Tai Chi o, comunque, dell'arte marziale proposta. Che il Tai Chi, se fatto in un certo modo, per cui con velocità e forza esplosiva, possa risultare devastante mi è chiaro e ne sono consapevole. Però che tutto quello proposto da Tiger Chen nella pellicola di Keanu Reeves sia da considerarsi SOLO Tai Chi mi pare eccessivo...decisamente. Per dire, c'è una scena in cui il maestro di Tiger (tra parentesi, va davvero forte quella scuola...praticamente hanno 1 solo allievo...) cerca di "domarlo" con la lancia, in modo che lui possa sfogare il furore e l'energia che sente dentro di sé. Ecco: spacciare quella sequenza come qualcosa Tai Chi mi perplime assai e assai, soprattutto considerando la facilità con cui su youtube si possano trovare sequenze simili classificate sotto "wushu moderno". 
Motivo per cui credo che la scelta di titolo e arte marziale sia solo un pretesto per giocare con la "mutazione" del protagonista che, pur sembrando gracile e mansueto, è in realtà capace di colpi letali e di movenze acrobatiche. Cambiamenti e comportamenti che oltre a riflettersi nel protagonista sono anche sottolineati dalle location, con un ritorno al "vero" Tai Chi nello scontro finale, tenutosi al tempio, lontano da fasti, chiasso ed eccessi ma in una dimensione più povera, intima e autentica.

Ma pensa te che coincidenza: giusto ieri parlavo con uno
della possibilità di partecipare a incontri clandestini e fare
un mucchio di soldi e oggi, che caso, ci arriva il conto
per la restaurazione del tempio... 

"Io combatto per guadagnare soldi per il tempio! E tu?"
"Io ... aspetta...forse ho solo sbagliato porta...non era
qui per i massaggi?"
Nel complesso, comunque, rimane un film dimenticabile, uno dei classici spettacoli che ti accompagna alla tv per qualche ora ma senza convincere né appassionare fino in fondo. 
Il che, tra l'altro, spiega il poco successo recimolato da questa produzione nonostante la presenza di parte dello staff che, in Matrix, si è occupato delle coreografie marziali, le stesse che hanno dettato nuovi riferimenti per le scene d'azione dal 2000 in avanti. 
Peccato :-(


domenica 13 novembre 2016

Dr Strange

Titolo: Dr Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Genere: azione, supereroi
Cast: Con Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Mads Mikkelsen, Rachel McAdams, Tilda Swinton, Michael Stuhlbarg, Scott Adkins, Amy Landecker, Tony Paul West, Pezhmaan Alinia

La trama in breve:
Stephen Strange è un neurochirurgo dal talento straordinario e dall'ego smisurato. Incapace di accontentarsi di salvare delle singole vite, ambisce a qualcosa che vada oltre e che rivoluzioni la medicina conosciuta. Dopo un grave incidente d'auto perde l'uso delle terminazioni nervose delle mani e quindi la possibilità di intraprendere il proprio lavoro. Strange non accetta la sua nuova condizione e si spinge fino in Nepal in cerca di una cura misteriosa. A Katmandu scoprirà dei segreti che vanno ben oltre quelli spiegabili con la sola scienza. (fonte mymovies

Il mio commento:
Oramai vengono fuori dalle fottute pareti. 
I supereroi, intendo. 
D'altronde, negli anni la Marvel ne ha sfornati innumerevoli varianti e visto che la trasposizione cinematografica rende, pecuniariamente parlando, perché fermarsi e togliere a Stan Lee la possibilità di regalarci un suo cameo?
Da lettore dei fumetti degli X-Men, conoscevo Dr Strange più per nome e saltuarie comparsate che per effettiva lettura delle sue storie. Questa sua versione filmica mi ha però incuriosito, sia per la presenza di Cumberbatch sia per gli effetti visivi - stile Inception - sfoderati nei trailer.
Per cui, domenica scorsa, complice la giornata di pioggia - che, per inciso, non capita quasi mai quando sono di reperibilità... - ho colto l'occasione per vederlo al cinema. 
In 2D: sia perché boicotto il 3D e i famigerati occhialini sia perché col senno di poi e col senno della recensione sbirciata su i400calci ho intuito che poteva diventare ostico vedere questo film con gli occhialini.
Per come è strutturato, non mi è spiaciuto affatto: la prima parte ci permette di conoscere il personaggio e il suo ego, trascinando lo spettatore in un mondo solido, scientifico, razionale, in cui domina la materia, le certezze sono "cose" che si toccano e la caducità della carne è ben nota - sia dei pazienti sia dello stesso protagonista vittima di incidente. Un incedere narrativo che appare relativamente adulto, non adatto a un pubblico di bimbi quello per il quale spesso si considerano destinati questi film-blockbuster sui supereroi (in fondo, chi non cela un bambino dentro di sè? :-P).
Quindi si entra nel vivo della storia, con l'approdo a Kamar-Taj, nel Nepal, presso la comunità di mistici capeggiata dall'Antico... anche se nessuno si è accorto che è un' "Antica" né obbietta al fatto che, con la globalizzazione, le medesime possibilità magari potevano esser trovate anche a New York o a Londra o in Giamaica. 
In realtà, quella sulla sessualità dell'Antico, è probabilmente una "svista" voluta, così da proporre un personaggio ambiguo, fuori dagli schemi, qualcosa da considerare più per il suo ruolo/potere/titolo che per la sua forma terrena. 
La progressione e lo sviluppo dell'intreccio, da qui in poi, procedono a mio avviso in modo equilibrato portandoci prima a comprendere dinamiche legate alla magia e al multiverso così come voluto dagli ideatori del personaggio e del fumetto quindi a inquadrare meglio il tradimento da parte di Kaecilius e del suo piano per dare in pasto la Terra all'entità Dormammu, residente nella realtà oscura. L'ennesimo divoratore di mondi che non disdegnerebbe di banchettare con il nostro pianeta...

lunedì 31 ottobre 2016

Captain America: Civil War

Titolo: Captain America: Civil War
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Anno: 2016
Genere: azione, supereroi
Cast: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Jeremy Renner, Don Cheadle, Anthony Mackie, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Daniel Brühl, Chadwick Boseman, Emily VanCamp, Frank Grillo, Martin Freeman, Mark Ruffalo, Paul Rudd, Tom Holland

La trama in breve:
Le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron portano ad una resa dei conti tra i Vendicatori e gli stati nazionali. L'America in primis chiede agli eroi di registrarsi, cioè di smettere di essere indipendenti e agire sotto il comando degli stati sovrani. La squadra si spacca così a metà, con una parte di eroi (facente capo ad Iron Man) favorevole all'idea per poter continuare la propria missione e un'altra (facente capo a Capitan America) convinta che tutto questo vada contro la loro stessa idea di missione. Divisi e con obiettivi diversi, i Vendicatori devono affrontare la minaccia di un terrorista che compie terribili attentati proprio ai loro danni, colpendo tra gli altri anche il re di Wakanda, stato africano in prima linea nel conflitto ai superumani poiché produttore di un metallo unico e utile alla causa. In tutto questo il soldato d'inverno, Bucky Barnes, è tornato e pare essere proprio lui il responsabile degli attacchi, di nuovo privo di memoria, di nuovo preda di una volontà altrui e di nuovo bisognoso dell'aiuto di Capitan America (fonte mymovies)

Il mio commento:
Di recente ho recuperato anche quest'altro film d'essai appartenente al filone supereroistico della casa delle Idee. Nel complesso mi è piaciuto, lunghetto, ma con una sua struttura e identità, presenta numerose scene d'azione ed effetti speciali come se piovesse visto la massiccia presenza di supereroi affiliati al club dei Vendicatori. 
Sinceramente mi domando perché non l'abbiano chiamato Avengers 3...
Comunque sia, me lo sono goduto con calma e in santa pace, non come il precedente "Captain America The winter soldier" visto metà in inglese con sottotitoli e metà in italiano, su due voli diversi ma consecutivi. E forse c'è stato pure qualche colpo di sonno prima di Doha...
Non che sia un fan di Captain America, ma un simpatizzante dei supereroi sì, pur consapevole che non sempre le trasposizione cinematografiche propongano opere sensate o di tutto rispetto (vedasi gli obbrobri realizzati per gli X-men da Singer), film che in ogni caso restano nell'ambito del blockbuster e che magari risultano superficiali su molti ambiti ma comunque spettacolari e godibili. Ideali per rilassarsi e per un po' di intrattenimento.
Motivo per cui, più che focalizzarmi sul fornire una recensione o un commento strutturato al film, tanto, tra youtubbers e altri siti, se ne trovano di complete ed esaustive, vorrei puntare l'attenzione su alcuni elementi che mi hanno fatto sorridere o pensare o innervosire.

domenica 23 ottobre 2016

Una caduta accidentale

Una manovra ordinaria, normale, come infilarsi il giubbotto.
Un gesto banale, compiuto innumerevoli volte.
Ma lui non è d'accordo: scorge la tasca aperta, intona "I believe I can fly" e spicca il volo atterrando però sul pavimento maledicendo la forza di gravità.
Un impatto duro, imbarazzante, ma non così grave.
Almeno in apparenza.
E invece... ko tecnico... display incosciente, renderizzazione video assente, solo qualche accenno di colore.
Fondamentalmente il mio Sony Xperia Sp è crepato.
Cioè, sarebbe anche vivo, riceve telefonate e notifiche, ma non ci posso praticamente far nulla perché il display è passato a miglior vita. E forse non solo quello.
Poco male, mi son detto quando ancora non avevo realizzato il destino del device Sony, che sarà mai tornare ai bei vecchi tempi quando il mondo viveva di cellulari senza touch-screen, senza perenne connessione a social e app di messaggistica istantanea. Un'epoca, neanche così lontana, in cui il browser manco era integrato nel cellulare, in cui gli sms imperavano e il navigatore era solo quello che, nel rally, se ne stava seduto accanto al pilota.
Che sarà mai, mi dicevo.
Invece, a distanza di 2 giorni, ben 2 giorni, mi sento un paria, un essere immondo e vergognoso.
Tagliato fuori dal mondo e da tutte quelle dinamiche che, fino a giovedì, erano scontate, immediate.
Ma è soprattutto la consapevolezza di non aver accesso immediato al web e alle sue risorse così come la non certezza che gli "altri" sappiano o riescano a contattarmi.
Già il fatto di non avere un account su Facebook genera sorpresa e al contempo ribrezzo nelle persone, che ti guardano come fossi un alieno, anzi, un paria. In ogni caso, e poi chiudo parentesi, "Si può fare!". Vivere senza FB, intendo. Chiusa parentesi.
Se a questo si aggiunge la mancanza di Whatsapp e compagnia bella...
In ogni caso, con mia sorpresa, superato lo smarrimento iniziale, sto scoprendo che si può vivere anche senza smartphone.
Addirittura ci son vantaggi insospettabili come l'affrancatura dall'assillo di aver sufficiente carica nel cellulare, l'assenza di una certa dipendenza da controllo compulsivo di presenza messaggi e notifiche, pure la guida - ahem - in un certo senso è più tranquilla e priva di distrazioni....ma non vorrei approfondire troppo questo argomento visto cosa mi combina la Peugeot...
Certo, è vero che si nota la mancanza di altre cose, però questo cambio forzato mi ha dato da pensare a quanto, volenti o nolenti, si sia dipendenti dalla tecnologia o, meglio, di quanto si sia dipendenti da un modo di vivere fortemente vincolato alla tecnologia e alla comunicazione.
C'è da meravigliarsi nel riflettere su come, in pochi anni, si sia arrivati a questo e a quanto il nostro modo di essere e di vivere sia fortemente condizionato e libero solo in parte. Non una dinamica nuova, per carità, né solo di appannaggio alla popolazione italiana. Nemmeno - me ne rendo conto - sto rivelando al mondo qualcosa di nuovo, però in effetti in questi due giorni mi son reso conto di quale "mutilazione" si avverte nell'aver perduto il contatto, la chiave verso un contesto social-tecnologico, che non si cura di chi rimane fuori o indietro. 
Tranquillo amore: il droide
del centro assistenza ha detto
che nel giro di due giorni al massimo
riavrai il tuo occhio bionico
con i sensori per la augmented
reality perfettamente riparati.
Su, stai sereno e non ti preoccupare
Certo, magari sto iperbolizzando il tutto come mio solito, ma la sensazione è proprio questa, di restare relegati in una dimensione altra, parallela a quella reale in cui tutto avviene alla velocità della luce e immediatamente, mentre con l'arcaic device di cui alla prima diapositiva, nonostante il vantaggio di una comoda e pratica tastiera fisica, ci si sente un po' fuori luogo, disconnessi, in vista di un miraggio che si sa esser reale ma incapaci di poterlo raggiungere. E tutto questo è molto triste, esser consapevoli di questa sorta di dipendenza, intendo. Vien da chiedersi come sarà in futuro, quando magari saremo attorniati da droidi o da GoogleCar e ci troveremo, magari anche solo per un giorno, sconnessi, tagliati fuori dalla normalità in cui, con un gesto o un tap, sveliamo mondi o scateniamo vagonate di interazioni remote.
Anzi, nell'ipotesi che nel futuro si vada verso i chip sottocutanei e l'integrazione di device nei tessuti biologici, mi vien male solo a pensare a quel che potrebbe capitare in caso di guasto di qualche device o sostituzione di essi...  

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